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  • Nicolò Govoni

#NonAMioNome

Le fiamme hanno continuato a divorare Moria ieri e oggi. Non rimane più nulla. Ora 13 mila esseri umani vivono per strada. L’Europa non ha alcun piano. Questo è un momento spartiacque. Continuiamo a fare pressione sulle autorità.

La gente dorme per strada. Senza riparo, senza acqua, senza cibo. Metà di loro neonati, bambini, donne, alcune incinte.


“Mia figlia non mangia da tre giorni,” ha detto una madre, gli occhi vitrei, il volto stravolto stamattina.


Il governo greco non c’è. Avevano promesso navi militari e traghetti per offrire riparo temporaneo, ma non sono mai arrivati.


Le immagini più tristi mostrano i profughi dormire sul marmo delle tombe, in un cimitero. Solo i defunti hanno avuto la premura di accoglierli.

Nel frattempo, sull’isola, il sindaco ha chiesto ai cittadini di bloccare ogni tentativo di ricostruire Moria. Da un lato ci sono i greci, esausti, che sbarrano le strade e invocano la chiusura definitiva dell’hotspot. Dall’altro l’esercito, armato di manganelli e lacrimogeni, che impedisce ai profughi di accedere ai centri urbani.


Ma ciò che tutti si stanno dimenticando è che, al di là della politica, della retorica e del gioco della colpevolizzazione, nel mezzo ci sono 13000 persone che hanno appena perso tutto.


Possiamo dire di essere ancora umani se non proviamo più compassione? E in tutto questo, l’Europa dov’è?


Ecco dov’è: oggi l’UE ha annunciato che accoglierà i 406 minori non accompagnati di Moria.

Questa è la prova inconfutabile che, quando c’è la volontà, non servono mesi o anni di burocrazia perché gli Stati Membri facciano la loro parte. Chi vuole fare può, e basta. È inaccettabile che ci sia voluta una catastrofe di questa portata perché accadesse.

E comunque è troppo poco, troppo tardi.


Davanti alla distruzione totale di Moria, i pensieri e le preghiere non bastano più. Il cosiddetto “profondo dolore” dei vertici europei non è mai bastato. Ora c’è bisogno di una reale, concreta e decisa azione politica di riforma di un sistema di accoglienza e asilo rotto, inaccettabile, che rovina vite umane da troppi anni.


Noi, la gente d’Europa, ESIGIAMO un trattamento dignitoso di TUTTI gli esseri umani, a prescindere dalla loro provenienza, religione e colore della pelle, OVUNQUE su suolo europeo.


Questo non è buonismo, questa è la legge. E il tempo è scaduto.


Tengo a ringraziare tutti voi che avete inviato un’email di appello, protesta o denuncia ai vertici europei e greci. “Non a mio nome,” abbiamo detto a migliaia. E credetemi, ci hanno notati.


Ora continuiamo a esercitare pressione.


Questo è un momento cruciale per il futuro della migrazione europea. Mai i vertici si erano trovati davanti al fallimento delle proprie politiche come ora. E purtroppo, è sempre il momento della vergogna a portare vero cambiamento tra le istituzioni.


Questo è il momento. Dipende anche da noi. Prendiamo parte. Agiamo. Facciamo la cosa giusta. Continuiamo a urlare:


#NonAMioNome



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©2020 by Nicolò Govoni.

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