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  • Nicolò Govoni

Giornata mondiale dell'indifferenza

Oggi è la giornata mondiale dell’infanzia. Ma cosa stiamo facendo concretamente per i bambini oggi?



Si stima che 25.000 bambini muoiano a causa della povertà ogni giorno nel mondo.

E 10 milioni di bambini muoiono prima di compiere 5 anni, ogni anno.


Ogni giorno, 5000 bambini muoiono per problemi causati dalla mancanza di acqua potabile. E il 28% dei bambini nei Paesi in via di sviluppo è denutrito.


Dei 50 milioni di profughi nel mondo, la metà sono bambini.


Si stima che siano 250 mila i bambini soldato ad oggi impegnati in conflitti armati. 211 milioni di bambini sono coinvolti nel lavoro minorile. E 200 mila solo in Africa sono schiavi.



100 milioni di bambini nel mondo non hanno accesso alla scuola.


E si stima che nel mondo 1 miliardo di bambini abbiano subito violenza fisica, sessuale o emotiva, solo nell’ultimo anno.


In Siria si combatte da 9 anni. Ad oggi, la metà del Paese - 12.7 milioni di persone - ha perso tutto. È la crisi dei rifugiati più grande del mondo. Si muore di fame, di freddo e sotto le bombe. Ad oggi 2 milioni di bambini siriani non vanno a scuola.



In Yemen si sta verificando la crisi umanitaria più grave del pianeta. L’80% della popolazione, 24 milioni di persone di cui 12 milioni bambini, ha bisogno di supporto umanitario adesso. Il 68% non ha accesso ad alcun tipo di assistenza medica. Si stima che un bambino muoia ogni 10 minuti.



In Congo il conflitto continua da 30 anni. Con 5.4 milioni di sfollati, 15.6 milioni che fanno la fame e la più grande epidemia di ebola della storia nel 2019, il Congo è il Paese più instabile d’Africa. Qui il 38% dei bambini è coinvolto nel lavoro minorile e il 43% soffre di arresto della crescita a causa della malnutrizione.



In Venezuela, dopo un collasso quasi totale dell’economia, il 94% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, l’80% rischia la fame e solo il 18% ha accesso all’acqua potabile. Quasi 4 milioni di venezuelani sono diventati profughi. Si stima che 1 milione di bambini siano stati separati dalle loro famiglie.



In Grecia 20000 profughi sopravvivono rinchiusi negli hotspot, dei lager moderni, in questo momento. Tra incendi, terremoti e violazioni dei diritti umani, 1 bambino su 2 non va a scuola, e di 1 minore non accompagnato su 3 si sono perse le tracce. È forse questa l’Europa che ci rappresenta?



E non dimentichiamo che, mentre affrontano crisi umanitarie senza paragoni, tutte queste persone devono fare i conti anche con il COVID-19, proprio come noi.


Ma la parte più agghiacciante è che questi dati restano per lo più invariati ogni anno, eccetto quando aumentano.


Quindi lo chiedo di nuovo: cosa stiamo davvero facendo per i bambini del mondo in questa giornata mondiale dell’infanzia?


Troppo poco, ecco la risposta.



Alle grandi organizzazioni, ai governi e alle Nazioni Unite, io lancio un appello.

Perché non provate a decimare i vostri stipendi (prendereste comunque molto di più della media mondiale) e usare quei soldi per aiutare davvero chi soffre?


In fondo, l’avevate promesso. È un vostro dovere. Ma scaricare la responsabilità su di loro sarebbe troppo facile. Tocca a tutti noi impegnarsi per proteggere i figli del mondo.

Io sogno un mondo in cui:


1. TUTTI i bambini vadano a scuola. 2. TUTTI i bambini siano al sicuro dalle guerre. 3. TUTTI i bambini abbiano cibo a sufficienza. 4. TUTTI i bambini abbiano accesso all’acqua. 5. TUTTI i bambini possano curarsi. 6. TUTTI i bambini siano amati.


Nel nostro piccolo, noi lo stiamo costruendo - almeno per i bambini profughi, orfani e svantaggiati che riusciamo a raggiungere. E non lo facciamo per soldi, fama o potere, ma perché il mondo è un luogo di grande sofferenza, e battersi per alleviare il dolore dei più indifesi è un onore.


Per tutti voi, bambini del mondo, io voglio un mondo pieno di pace e felicità e risate e abbracci da chi vi vuole bene. Non un mondo di slogan, trattati, campagne marketing e vuote promesse, ma un mondo reale. Un mondo quotidiano.



Un mondo possibile.

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©2020 by Nicolò Govoni.

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